alle frei!
a stento angela merkel si è trattenuta dal correre in fondo alla piazza e urlare tana, liberi tutti!.germogliato da manuel calavera | commenti (8) | tergesteide
non è sport per signorine
i'm a rock star because
i couldn't be a soccer star.
l'uomo enorme e silenzioso traffica con la macchina espresso, celata dall'ampia schiena, poi si volta e dalle sue grandi mani appaiono piattini, cucchiaini e tazzine. ci fissa a lungo negli occhi e, con forte accento balcanico, pone fine ad ogni discussione: no si mete gel su capeli e profumo. bisogna essere sport, aggiunge gonfiando il torace e contraendo i muscoli delle braccia lungo i fianchi.
ora vado, ho molte cose da fare.
germogliato da manuel calavera | commenti (9) | cortocircuito
cavalieri d'altri tempi
il nemico è scappato, è vinto, è battuto
dietro la collina non c'è più nessuno
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare buoni da seccare
da farci il sugo quando viene natale
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.
al riparo di un cornicione, da tempo osserviamo in silenzio il torrente che scorre nella strada e trascina la sporcizia della città e dei miei pensieri. sono agli sgoccioli del mio lungo periodo di aggiornamento, come lo definiscono al ddm. rieducazione, dico io. e mesi di fish supper da crolla's.
- già - rispondo infine, per non essere scortese.- straniero, eh? - chiede il vecchio, incuriosito dal mio pessimo accento.
mi limito a un sorriso, ché non ho voglia di socializzare e l’uomo sta evidentemente cercando uno spiraglio.
- meglio che inglese. cosa ci fa uno straniero sotto la pioggia di aberdeen?- si bagna. ma tra pochi giorni si asciugherà sotto il sole di un altro cielo.
- torni a casa, allora. spagnolo?
- in un certo senso. ma torno in italia.
- italia? ah, l'italia. conosco bene l'italia. ci sono stato, in italia. bella, l'italia. italia, quanti ricordi.
ahia, penso. ora ci siamo.
- italia, dove?- trieste, credo.
- trieste? ah, trieste. conosco bene trieste. ci sono stato, a trieste. bella, trieste. trieste, quanti ricordi.
merda.
- triestino, dunque.- non proprio. prima vivevo dalle parti di venezia, a m*. in un'altra vita.
- m*? ah, m*. conosco bene m*. ci sono stato, a m*. bella, m*. m*, quanti ricordi.
eh, ma che cazzo. una possibilità su un miliardo, c'era. ora però sono curioso.
- m*? ti eri perso?- era una domenica, il 29 aprile di 63 anni fa.
- seconda guerra mondiale?!
- no, la battaglia di stirling bridge.
- nell'esercito inglese?
- inglese la tua sorella, come dite voi italiani. 12° reggimento dei reali lancieri di scozia. c'erano anche i kiwi, con noi, eravamo sbarcati a napoli.
- cavalleria, insomma.
- era una corsa contro il tempo, the race for trieste. il comando dell'ottava armata aveva dato l'ordine di raggiungerla il prima possibile, prima delle truppe di tito.
- avete bucato per strada, mi sa.
- awa' n bile yer heid.
o qualcosa del genere.
- non per colpa nostra. ordini dall'alto - continua il vecchietto.- ma se
- più in alto. dicevo, quella domenica avevamo attraversato padova sotto una pioggia deprimente, proprio come oggi.
- ma chi?
- io e i miei compagni. formavamo una piccola avanguardia, con due daimler e un dingo.
- unità cinofila?
- ma no. due veicoli corazzati, stessa torretta del carro tetrarch, e un autoblindo leggero da ricognizione. quella mattina procedevo veloce con il visore sollevato, tra i civili che si trascinavano ai margini della strada. a una decina di km da mestre, nel punto in cui una strada si dipartiva alla nostra sinistra, apparve improvvisa una colonna di carri trainati da cavalli e uomini in marcia nella direzione opposta alla nostra.
- profughi?
- tedeschi! inchiodai i freni e fred fece subito partire un colpo da 2 libbre. non molto piacevole per me, di sotto con il visore aperto, investito dalla fiammata e dal fumo. nella concitazione del momento pete non ebbe il tempo di abbassare la culatta e il cannone si inceppò. poveri civili, per la paura si gettarono nei fossi lungo la strada.
- e i tedeschi?
- non so, facemmo subito dietro-front in direzione del paesino vicino. scoprimmo solo più tardi di aver ucciso il comandante della colonna. lungo la strada entrammo in contatto con i partigiani, apparsi dal nulla. il sergente green decise che pete, fred e io saremmo andati in ricognizione verso il paese, lui sarebbe rimasto lì a fare da collegamento, con l’autoblindo e il dingo.
- e i partigiani?
- aggrappati al veicolo come scimmie.
- manca solo la magnani.
- non dimenticherò mai il momento in cui attraversai il ponte a schiena d’asino e la vista della
- m*!
- sì. non dimenticherò mai il momento in cui attraversai il ponte a schiena d’asino e la vista della piazza del paese, affollata di tedeschi e dei loro mezzi.
- erano così tanti?
- circa 600. avevo una gran voglia di battermela ma freddie non volle. la situazione sembrava disperata.
- che cosa avete fatto?
- procedemmo lentamente. mi era venuta un'idea. per fortuna pete parlava un buon tedesco e con il montgomery bianco sembrava un perfetto ufficiale.
- montgomery bianco?
- sì, me l'aveva affidato un ufficiale ferito - ridacchia - avresti dovuto vedere pete, come imbrogliò tutti quegli immacolati ufficiali tedeschi. intimò loro di arrendersi perché il paese era circondato da uno squadrone di mezzi corazzati.
- e poi?
- fred mi ordinò di uscire e raccogliere le armi degli ufficiali, che fecero il saluto e le consegnarono. nel frattempo sopraggiunse il dingo di ron taylor.
- non ci crederai, ma nessuno conosce o ricorda la nostra liberazione.
- non è finita. all’improvviso, apparvero tre spitfire e i tedeschi si sparpagliarono in tutte le direzioni
- aerei?
- caccia della raf. i nostri, insomma. ed eravamo nella merda.
- perché?
- trova tu 5 dei tuoi tra 600 tedeschi, da quell'altezza. afferrai il telo di riconoscimento e anche se fred protestò – poteva essere usato solo con l’autorizzazione del quartiere generale - lo gettai sopra il daimler. gli aerei volteggiarono bassi, sbatterono le ali e si rialzarono. grazie a dio non erano yankees!
fisso lo scroscio di una grondaia, trattenendo la commozione al pensiero del ragazzino che liberò un paese con la sua inventiva.
- più tardi fece il suo ingresso un distaccamento del 7° squadrone e tirammo un sospiro di sollievo. fu una vera festa, ho una foto di quel giorno.una foto e il suo ricordo, nient'altro.
- con tutto quel casino, entrammo a venezia soltanto il giorno dopo. e poi partimmo in direzione di pordenone.- pordenone?
- non proprio. un paesino vicino, porcia. lì rimanemmo per due mesi, alloggiati in una grande villa.
- ma non dovevate correre verso
- ordini dall'alto, te l'ho detto. credo che gli americani non volessero entrare a trieste dopo di noi, anche se solo noi avevamo qualche possibilità di precedere tito. abbiamo incontrato le sue truppe a monfalcone.
- immagino la frustrazione, la delusione.
- scherzi? due mesi senza combattere! ogni sera in osteria a ballare con le ragazze e a bere buon vino. anche grappa.
accenna due passi di danza.
- pure a trieste non andò male, eravamo alloggiati nella scuola di miramare e- scuola? il castello, forse.
- sì, la scuola ufficiali dei tedeschi. e sir john harding, comandante del 13° corpo, si congratulò con il nostro squadrone: ci fu una parata in nostro onore!
gli si illumina il viso al solo pensarci.
- ehm, signor...- soldato milne, dougal milne.
- non piove più. e ti devo una birra.
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nottebianca
write something, even if
it's just a suicide note
- ci conosciamo?
- io conosco te.
- che cosa posso fare per te?
- il tuo lavoro. portami dall'altra parte.
- ascolta, non posso farlo. se la tua strada fosse aperta non saresti qui. e non sei un'anima errata, non ho avuto avvisi. posso controllare nella bancadati... no, non ci sei. non
- so chi sei, fammi attraversare.
- ti ho detto che
- ho ascoltato. ho chiuso la porta dietro di me, tu apri la prossima.
- ma quale porta
- molta benzodiazepina e molta grappa.
- molto cretino.
- se fossi morto, ti smisterebbe il ddm. sei in coma?
- non so, sono nuovo. c'è un esame?
- no, non lo sei, altrimenti ti avrei raccolto io. strano.
- io voglio passare, del resto non me ne frega nulla.
- qualcosa ti trattiene, ma che cosa? non ci sono molte possibilità. vigliaccheria e paura fermano prima le persone. oltre il punto di non ritorno, se qualcosa non va storto, si muore o si entra in coma, ma non si viene certo a casa mia a quest'ora per
- sono qui per questo, non voglio restare in una vita che non voglio. mi trattengono i fantasmi di un amico, i sorrisi e i baci di una bambina, due poveri vecchi, una persona lontana, l'amore per una ragazza.
- che folla. io, murivu senza toccu di campani.
- la la la lero la lero la lero la lero la lero la lero la la.
- calavera, sugnu. dimmi: questa ragazza, sei qui per lei?
- nel cuore ha un groviglio eterogeneo di pensieri, sentimenti e angosce che non sa sbrogliare. rimangono lì e imputridiscono, e io con essi. cerca la sua felicità senza curarsi di ferirmi perché ho perso contorno, sfumato nel marciume. invoca distanze e tempo ma li annulla con scelte crudeli.
- negramaro.
- no, tiromancino.
- un lacryma christi?
- non mescolo alcolici, grazie. voglio liberare entrambi.
- idiota. sciolto il groviglio, le resterà solo un doloroso buconero da cui più nulla potrà farti uscire.
- mi dimenticherà e forse il dispiacere le ricorderà perché mi amava.
- ti odierà e sarai un fantasma. non hai diritto di somministrare dolore ad altri per curare il tuo.
- anche lei, se è per questo. apri quella porta e fammi andare.
- io apro solo la porta del bagno, ti metti due dita in gola e finché non hai rivoltato le viscere non esci da lì.
- io non
- ma tu guarda che gente. e quando hai finito facciamo una lunga passeggiata, possiamo parlare tutta la notte.
- mi abbraccerà ancora?
- no, finché puzzi a quel modo. e dammi quel foglietto, che cosa le avevi scritto? patetico, sembra tizianoferro... ma che cazzo di musica ascolti?
germogliato da manuel calavera | commenti (344) | cortocircuito
teddy boy
a jessica,
che abbia cura di p.
il radiocollare applicato la scorsa estate, per prevenire sconfinamenti pericolosi, si era rivelato inutile allo scopo ma aveva consentito a meisterpetz di stringere amicizia con molti camionisti sul brennero. la sua pericolosa confidenza con gli essere umani rischiava di diventare un cattivo esempio per i figli e rovinava il buon nome degli altri 20-25 paciosi esemplari del parco dell'adamello-brenta.
l'orso è stato catturato con la tecnica non letale della telenarcosi, che consiste nel collocare un televisore acceso sul luogo prescelto per l'adescamento, imbandito secondo le leggere prescrizioni della cucina trentina. ora è rinchiuso nel recinto del santuario di s. romedio, a coredo, dove sarà avviato al noviziato per prendere i voti con il nome di fra' bruno.
germogliato da manuel calavera | commenti (8) | meisterpetz
melcedes
la mercedes balkan sta subendo un lento ma inarrestabile processo di cinesizzazione. i primi sintomi risalgono al mese scorso, quando il mio collaboratore scoprì uno specchietto pendere mesto dal proprio supporto, quale ramo spezzato. fece visitare il lugubre arto a vili meccanici e grevi sfasciacarrozze, constatando l'esosità del ricambio. le risorse elargite dal ddm sono esigue.un losco carrozziere suggerì il rimedio, prosaico ma efficace: ordinare un surrogato cinese. presto la medesima sorte toccò a fanali, paraurti e cerchioni.
oggi la metastasi è giunta a una fase critica e l'avvilito anestesista-rianimatore è tormentato dal dubbio: passi per l'esteso ed involuto sfregio sul cofano, ma è necessario supplire all'argenteo stemma, vilmente sottratto, con l'aurea costellazione cinese?
germogliato da manuel calavera | commenti (16) | morfina
la nuova era littoria
l'uomo è alto, dal fisico atletico, e spicca nella piccola folla in attesa alla fermata dell'autobus come un inuit ai caraibi. porta un berretto di lana alla qualcuno voleva volare sul nido del cuculo, lo sguardo è celato da lenti scure e fascianti, sostenute da grandi baffi alla paul cayard. l'ampio torace è inguainato in una giacca da motociclista, le gambe sono strette da jeans sdruciti. con un anfibio sbriciola un mozzicone, scagliato a terra con gesto virile.all'arrivo dell'autobus lo perdo di vista nella ressa ma la sua presenza si impone dopo pochi minuti, quando 20 persone sedute e 93 in piedi si voltano verso il fondo del corridoio, richiamate da una voce che risuona alterata. si apre un varco, tra espressioni costernate, imbarazzate o divertite, e lo vedo: l'uomo è imbullonato a gambe divaricate e preme all'orecchio un cellulare con maschia fermezza.
non posso trasmettere, non ho credito, tuona.
mi han tolto i fondi, non posso, sbraita.
declama con voce stentorea:
in quell'angolo di cielo
riservato a tutti noi,
dove vivono in eterno
santi, martiri ed eroi
scatta un braccio teso, come al dr. strangelove, e dal rumore secco sospetto una frattura alle falangi contro gli appositi sostegni. poi tace, a gambelarghe e bracciaconserte.
sceso dall'autobus, canticchio quelle parole a ritmo di marcetta per non dimenticarle. la ricerca è breve: con la morte a paro a paro, composta dal maggiore [bechi luserna, ndr] su musica del maestro pettinato nel 1941, titolo ripreso da un verso de la canzone del quarnaro di gabriele d'annunzio, divenuto presto un evergreen per i cordiali ed affabili parà. l'intenso e commovente testo, mirabile sintesi di spirito fascista patriottico e italico sentimentalismo, è noto in tutto il mondo grazie a puntuali traduzioni come with the dead women to pair to pair.
germogliato da manuel calavera | commenti (14) | cortocircuito
oh lady won’t you sell me a mercedes benz
eviterò di accompagnare ancora il mio assistente, quella mercedes balkan è imbarazzante.eravamo in auto, parcheggiata sottocasa. accanto a me l'anestesista-rianimatore, in preda ad una crisi di panico, elaborava ad alta voce la migliore strategia per partire. ho sentito anche cunei di legno. il conflitto tra la strada in salita e il freno di stazionamento a pedale appariva insanabile. tre uomini si avvicinano, chiaramente interessati alla nostra presenza, e orbitano lentamente attorno alla mercedes. sembrano osservare o cercare un dettaglio: uno saggia la carrozzeria, un altro verifica i pneumatici, un terzo si piega a terra e controlla il pianale. si riuniscono davanti al cofano e confabulano, scrutando l'interno. mi fissano con incredulità e disprezzo, scuotendo la testa. concluso il consiglio, il portavoce bussa al finestrino dell'anestesista-rianimatore.
- tua auto?
- sì.
rapido sguardo sdegnato nella mia direzione.
- tu vendi auto.- no.
- noi pagare bene.
- non la vendo.
- no buona per te. noi diamo soldi, tu compri auto giusta per te. fiat panda.
- a me va bene questa.
- no. tu donna.
germogliato da manuel calavera | commenti (10) | morfina
sono tra noi
cerco rifugio all'ombra dei tigli, immergendo le caviglie nelle soffici nubi di polline di pioppo. il vialetto costeggia un muretto di cinta in cemento muschiato, oltre il quale si vedono un cortile deserto e un basso edificio intonacato di bianco, con ampie vetrate scure. sull'erba giacciono abbandonati scivoli, pedane, pneumatici, una fila di paletti, una vasca di sabbia, tubi di cemento e ostacoli vari. forse un percorso di agility. il vialetto ne segue il perimetro con una brusca svolta, oltre la quale al muretto subentra una semplice rete metallica.svoltato l'angolo, avverto un clamore indistinto e crescente: l'intero edificio sembra vibrare. una grande porta a vetri si spalanca alla pressione sonora, che si riversa nel cortile in forma di sciame di bambini urlanti. corrono in formazione, lungo un'immaginaria spirale, finché il bimboalfa mi nota e frena l'impeto del branco allargando le braccine.
silenzio.
uno scooter lontano, il mio respiro, una pratolina che si schiude.
il capobranco, un esserino dai capelli rasati, con l'orecchino e un tatuaggio di dragonball alla spalla, impone il silenzio. sei uno zingaro? mi interroga eccitato. incuriosito, ammetto a malincuore le mie turpi origini rom. è 'nozzingaro è 'nozzingaro, sussurrano da un orecchio all'altro i miei inquisitori. oggi è venuta all'asilo una bambina zingara, prosegue grave il piccolo capo. tutti i bambini, qui, sono zingari, insinuo. noevvero, noevvero, nossiamo zingari! protestano sdegnati. l'eccitazione è ormai incontenibile e il branco si disperde nel cortile urlando eeeeeeeeeh izzingari izzingariii!
mi allontano e penso agli imbecilli - maestre d'asilo o genitori - che hanno annunciato l'arrivo di una zingarella, prima di consegnarle il grembiulino con un triangolo marrone cucito sulla manica.
germogliato da manuel calavera | commenti (15) | valvoladisfogo
le farfalle sciocche
farfalle trafilate al bronzo con ciliegini e basilico, annuncia orgogliosa. oggi l'anestesista-rianimatore ha voluto cucinare per me. dobbiamo prendere confidenza, ha spiegato. il profumo è invitante, sembra un buon inizio.porto alla bocca le prime farfalle e un sapore dolciastro mi vela il palato. hai messo zucchero, protesto, non sale! lei alza le spalle. può essere, commenta, capita. non morirai mica.
germogliato da manuel calavera | commenti (12) | valvoladisfogo

